
Come muoversi quando lo stipendio viene pagato in ritardo o proprio per niente - informativasindacale.it
Cosa deve fare il lavoratore dipendente che viene pagato in ritardo o proprio per nulla? Come muoversi per avere i soldi dello stipendio.
La Costituzione difende il diritto alla retribuzione del lavoratore. Il salario deve essere proporzionato per qualità e quantità al lavoro svolto e deve comunque bastare a assicurare una vita dignitosa alla famiglia del lavoratore. Si discute da tempo sulle applicazioni concrete di questo principio a livello di salari. Ma non c’è dubbio alcuno che pacta sunt servanda.
In altre parole nessuno contesta il fatto che il dipendente abbia diritto a ricevere l’importo pattuito nel contratto sottoscritto col datore di lavoro e entro le tempistiche indicate dallo stesso contratto. Malgrado tutto, però, non sono pochi i lavoratori che devono attendere più tempo del previsto per avere lo stipendio che spetta loro di diritto, con i conseguenti disagi per le loro famiglie.
Non parliamo di quando lo stipendio non viene affatto corrisposto, somma ingiustizia ai danni di un lavoratore che ha speso tempo e energie per portare avanti la sua attività. Sono diverse le opzioni a disposizione del dipendente quando lo stipendio arriva in ritardo o non viene proprio pagato, anche senza compromettere irrimediabilmente il rapporto con il datore di lavoro.
Stipendio in ritardo o non pagato, le cose da fare per avere i soldi
Una cosa da sapere è che il mancato pagamento dello stipendio è riconosciuto dalla legge come giusta causa di dimissioni. Detto questo, il lavoratore che non viene pagato può cercare di risolvere la questione in maniera bonaria parlando direttamente col datore di lavoro, anche in forma scritta. Se il tentativo bonario non ottiene risultato c’è la possibilità di mandare una diffida al datore di lavoro.

Con la diffida il dipendente può mandare una richiesta scritta – via raccomandata o pec – per richiamare il datore di lavoro ai suoi doveri, indicando una scadenza per regolarizzare la situazione dei pagamenti (di solito entro una decina di giorni) e annunciando l’avvio di una causa legale in caso di ulteriore inadempimento. La diffida può essere mandata in autonomia o con l’assistenza di un legale.
C’è poi l’opzione della conciliazione. È possibile infatti presentare un reclamo all’ispettorato del lavoro (anche senza assistenza legale o sindacale) in maniera del tutto gratuita. La Direzione del lavoro, dopo aver fatto i debiti accertamenti, avvierà un tentativo di conciliazione tra le parti che porrà comunque come condizione il pagamento dello stipendio dovuto al dipendente.
Se anche il tentativo di conciliazione fallisce non rimangono che le vie legali. Si apre dunque la strada al decreto ingiuntivo. Il lavoratore, assistito da un avvocato, dovrà rivolgersi al tribunale per ottenere un decreto ingiuntivo. Sarà notificato entro 60 giorni all’azienda che avrà 40 giorni di tempo per pagare o opporsi in una causa di lavoro. Una volta scaduti i termini, per il datore di lavoro inadempiente scatteranno l’atto di precetto e infine il pignoramento.